Segnamo sul calendario la data di oggi 8 agosto 2017: sarà l’anniversario della fine di Bologna, la Bologna che Senape ama e sostiene e in cui un piccolo sogno come il vivaio urbano si è avverato. La Bologna che, dallo sgombero di Atlantide (a proposito: i locali di porta santo stefano sono ancora vuoti: non dovevano essere assegnati una fantomatica associazione per progetti irrinunciabili?) a quelli di oggi di Labas e Crash, passando per il minacciato sgombero di Xm24, sta annullando qualsiasi realtà che non riesca ad essere controllata dall’amministrazione pubblica.
Làbas ha preso forma qualche mese prima della nascita di Senape, e la partecipazione alla creazione dell’orto laddove c’era solo cemento, poi chiamato Orteo – l’orto libero di Via Orfeo, mi ha fatto sentire fra quelle mura una volontà e una determinazione di cui ogni città avrebbe bisogno per non cadere nel torpore perbenistico che caratterizza ormai molti centri urbani italiani.
Le immagini e i video girati stamattina mostrano una dittatura legalizzata che, incapace di dialogare con chi si auto-organizza, preferisce la violenza e la coercizione rispetto al confronto costruttivo da cui la dittatura stessa potrebbe invece aver molto da imparare e da mettere in pratica.
Il primo istinto, di fronte ai fatti di stamattina, è quello di chiudere la baracca e spostarsi altrove, perchè la Bologna che ho conosciuto, amato, in cui sono venuto a vivere e in cui ho deciso di fare impresa, è spaventosamente morente sotto i continui colpi di un Comune totalmente incapace di valorizzare le realtà auto-organizzate che da sempre hanno reso Bologna diversa e preziosa e infinitamente più attraente di tante altre città della penisola.
A me questa Bologna non piace.
#iostoconlabas

